In tutta Europa l'arte del Seicento si articolò lungo i percorsi paralleli del classicimo, del realismo caravaggesco e del barocco. Questo termine, originariamente negativo, riassume le inclinazioni più sfrenate di un'epoca che amò rappresentarsi e celebrarsi fastosamente.
Da Roma, dove fu potente alleata della chiesa controriformata, l'arte barocca si diffuse in tutto il continente, rivalutando estro e fantasia in una incessante ricerca del nuovo e degli effetti illusionistici.
Nel corso del Settecento la
Francia impose il fenomeno rococò come raffinata forma di evasione di
un'aristocrazia giunta alla fine della sua fase storica. Tanto più impegnata fu
la proposta neoclassica di una nuova adesione ai principi di armonia e
compostezza presenti nell'arte antica, riscoperta e studiata con consapevolezza
teorica anche grazie alle grandi scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano.
In tutta l'età moderna la raffigurazione della mela continuò nei termini delle tradizionali iconografie cristiane e mitologiche. Una fondamentale aggiunta venne dallo sviluppo del nuovo genere autonomo della “
natura morta”, scomparso dopo l'evo antico. Per l'Italia fu fondamentale il contributo di Caravaggio con la sua visione speculativa della natura rappresentata (foto:
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Bacco, particolare, 1597, Galleria degli Uffizi, Firenze). La sua canestra di frutti ammaccati dal tempo aprì la strada allo sviluppo di una tipologia moraleggiante di natura morta, allusiva al tema della vanità o caducità delle cose.
A nord delle Alpi, i contenuti edificanti e la ricerca prospettica dei pittori italiani trovarono un valido contraltare nelle nitide immagini di "still life" o "still leben" (vita ferma), tese a registrare i
minimi dettagli dei corpi e delle superfici. Una straordinaria capacità
riproduttiva trionfa anche nelle finissime raffigurazioni di Bartolomeo Bimbi,
realizzate alle soglie del Settecento nel contesto della passione botanica
della corte medicea (foto:
Bartolomeo Bimbi, Mele, 1696-1699, Villa Medicea di Poggio a Caiano, Prato).
Credits fotografici
Bacco: Fotografia Ullstein Bild; Archivi Alinari, Firenze
Mele: Fotografia 1997 Tatge, George; Archivio Seat/Archivi Alinari, Firenze