In rottura con la tradizione romantica e la prassi accademica, dalla matrice del realismo di metà secolo, intorno al 1860 germinò l'esperienza dell'impressionismo francese, che prese spunto dall'indagine scientifica dei processi visivi allo scopo di riprodurre la sensazione ottica con la maggiore fedeltà possibile.

Legati alla pratica della pittura
en plein air, gli impressionisti riversarono anche nel genere tradizionale della natura morta di frutti e fiori l'“impressione” immediata del mondo e il
senso dell'attimo fuggente.
In questi stessi anni prese avvio la ricerca solitaria di Paul Cézanne, anticipatore della poetica cubista nell'abolizione del principio fondamentale della prospettiva rinascimentale: l'
unicità del punto di vista. Per questa via il pittore consegnò alla pittura una realtà che supera la percezione, non “copiata” ma pensata e costruita attraverso una sintesi intellettuale. Le volumetrie semplificate delle mele di Cézanne riflettono esemplarmente il suo proposito: rileggere la natura attraverso schemi geometrici elementari come “il cilindro, la sfera, il cono” (foto:
Paul Cézanne, Mele e arance, 1899, Museo d'Orsay, Parigi).
La nascita dell'Astrattismo, intorno al 1910, sancì la rottura con un passato millenario che si fondava sulla figurazione ovvero sulla rappresentazione imitativa della natura. È l'inizio di una fase di sperimentazione continua che si prolunga, con ritmo crescente, per tutto il Novecento. Emancipandosi dal vincolo della mimesi, l'arte comincia a esplorare, in ogni direzione, i vasti territori dell'espressione e della comunicazione. Ceci n'est pas une pipe (Questa non è una pipa), scriverà Magritte nel suo dipinto manifesto. Di questo monito si dovrà tenere conto anche nel guardare ogni “mela” dipinta, scolpita o filmata dal nostro tempo (foto: Gustav Klimt, Melo I, 1912 ca., Osterreichische Galerie im Belvedere, Vienna).
Credits fotografici
Mele e arance: Fotografia Giraudon/Bridgeman; Archivi Alinari, Firenze
Melo I: Fotografia Gustav Imagno; Archivi Alinari, Firenze