La mela entra nella storia delle arti visive occidentali per effetto della convinzione, formalizzata dal mondo greco, che l'arte avesse per scopo la
mimesi ovvero la
riproduzione illusionistica della realtà visibile. Questa concezione antica, tramandata alla stregua di un fatto ovvio e inalterabile, per secoli ha condizionato profondamente le nostre arti figurative gettando le basi di ogni teoria estetica.
Alla civiltà figurativa sviluppata dalle città greche a partire dal VII secolo a.C., poi diffusa in tutto il Meditarraneo in età ellenistica e romana, si lega indissolubilmente il concetto di arte “classica”, che si vuole ispirata a valori universali e non suscettibile di valutazioni contingenti o soggettive.
Al trionfo della rappresentazione antropomorfica l'arte greco-romana affiancò uno sguardo aperto sul mondo naturale nelle sue diverse manifestazioni. La presenza della mela nell'arte, in particolare, si lega strettamente alla diffusione della natura morta dipinta, che trovò centri di particolare sviluppo a Pergamo e Alessandria d'Egitto. La mela, inoltre, ritorna nella traduzione iconografica di diversi episodi del mito antico consegnati a sculture, ceramiche, sarcofagi e mosaici (foto: Rilievo romano, I-II secolo d.C., Museo di Villa Albani, Roma).
Il tramonto dell'Impero romano (476 d.C.) coincise con una profonda rivoluzione dell'immagine che ebbe ripercussioni durature anche sulla rappresentazione artistica della natura e della mela.
Fin dal 313, permettendo la libertà di culto ai cristiani, Costantino aveva reso possibile la formazione di un'arte pubblica della nuova religione, che vedrà lo sviluppo di specifiche iconografie.
Nei lunghi secoli dell'alto Medioevo le invasioni barbariche consolidarono la frattura con il naturalismo greco-romano, producendo spiccate tendenze aniconiche.
I nuovi regni latino-germanici, tuttavia, non restarono chiusi all'eredità classica della civiltà bizantina irradiata da Costantinopoli (foto:
L'agnello mistico con ventisette stelle, VI secolo d.C, volta del presbiterio della Basilica di San Vitale a Ravenna).
Credits fotografici
Rilievo romano raffigurante Ercole nel giardino delle Esperidi: Fotografia 1890 ca. Anderson; Archivi Alinari, Firenze
Mosaico bizantino: Fotografia 2003 Roli, Ghigo; Archivi Alinari, Firenze